Castelli in Sicilia: quali visitare e cosa vedere in ognuno

Scopri la bellezza dei castelli siciliani e della storia che raccontano! 

Un viaggio all’insegna della scoperta dei castelli in Sicilia, ti permette di andare alla scoperta di un vero e proprio patrimonio che conta oltre duecento strutture tra manieri, torri costiere e cinte urbane, risultato di una successione di dominazioni che ha lasciato tracce sovrapposte nello stesso edificio: torri normanne inglobate in bastioni aragonesi, cortine sveve modificate dagli ingegneri spagnoli, ambienti feudali trasformati in dimore ottocentesche. Ti portiamo alla scoperta dei castelli più belli della Sicilia, quelli che si contraddistinguono per la loro rilevanza storica, passando dalle costruzioni normanne site nel versante orientali, alle fortezze baronali dell’entroterra, fino alle fortificazioni militari che svettano affacciate sul mare.

Castelli normanni in Sicilia: il castello di Aci e il maschio di Paternò

Sulla costa ionica a nord di Catania, devi visitare il castello di Aci, sito su un promontorio di basalto colonnare che si è formato a causa delle colate laviche sottomarine che si sono depositate ben cinquecentomila anni fa. L’edificio si distingue dalla roccia soltanto per la regolarità dei suoi conci. L’accesso avviene attraverso un ponte in muratura che sostituisce l’antico sistema levatoio, e la posizione rivela il suo ruolo storico, ossia quello di permettere la visuale sul tratto di mare tra Catania e Capo Mulini, in un punto dove la costa si restringe.

All’interno il museo civico di Acicastello è possibile fare un percorso che porta alla scoperta di vari reperti archeologici che vanno dalla preistoria all’età medievale, c’è poi una sezione mineralogica dedicata alle rocce vulcaniche del territorio e un giardino botanico con specie della flora etnea e succulente. Dalla terrazza sommitale invece puoi far viaggiare lo sguardo fino ai faraglioni dei Ciclopi e l’isola Lachea.

Verso l’interno, alle pendici sud occidentali dell’Etna, si trova invece il castello di Paternò: un donjon a pianta rettangolare voluto da Ruggero I intorno al 1072, alto poco più di trenta metri, costruito in blocchi di lava alternati a ricorsi di pietra bianca e collocato su una collina di origine vulcanica che domina la valle del Simeto.

La struttura conserva l’impianto a più livelli tipico delle torri normanne, con il piano terra destinato a magazzino, il piano nobile alla residenza e la cappella palatina ricavata nello spessore murario. Le aperture ad arco acuto e le bifore appartengono a rimaneggiamenti successivi. Il complesso ospita mostre temporanee e resta uno dei punti panoramici più efficaci per osservare il cono dell’Etna dal versante meridionale.

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Fortezze baronali dell’entroterra: castello di Caccamo e castello di Mussomeli

A una quarantina di chilometri da Palermo, si trova il castello di Caccamo sito su uno sperone roccioso che domina il bacino del San Leonardo, riconosciuto per essere uno dei complessi fortificati meglio conservati dell’isola, con una superficie complessiva di quindicimila metri quadrati.

Il suo impianto originario risale al periodo normanno, ma la struttura attuale deriva invece dagli ampliamenti che sono stati fatti in seguito nel Trecento dai Chiaramonte, e dagli interventi successivi a opera prima dei Cabrera e poi dei Prades, che si possono riconoscere dalla presenza di merlatura, dall’aggiunta delle scuderie e dalla creazione di ambienti di rappresentanza.

Durante la visita è possibile vedere il Salone della Congiura, dove i baroni si riunirono nel 1160 per organizzare la loro rivolta contro Guglielmo I detto il Malo, gli ambienti con i soffitti dipinti, e le prigioni ricavate nella roccia viva. Il percorso interno è articolato su rampe e scalinate che seguono l’andamento del banco calcareo, e dalle terrazze si osserva la diga Rosamarina.

Nel cuore della provincia di Caltanissetta, invece puoi visitare il castello manfredonico di Mussomeli con la sua peculiare muratura che prosegue verticalmente il costone di roccia su cui poggia, tanto che da lontano diventa difficile stabilire dove finisca la formazione naturale e cominci l’opera umana.

L’edificazione si deve a Manfredi Chiaramonte, che intorno al 1364 voleva una struttura che tenesse insieme sia la sfera militare sia un’anima residenziale, coerente con il ruolo che la famiglia esercitava nella Sicilia del Trecento. Gli ambienti visitabili comprendono la sala dei Baroni, la cappella con volte a crociera, le stanze note come camere delle Dame e i camminamenti esterni che seguono il perimetro roccioso.

Architettura militare sveva sul mare: Castello Maniace a Siracusa e il castello di Milazzo

All’estremità meridionale di Ortigia, in posizione tale da controllare simultaneamente il Porto Grande e il Porto Piccolo, sorge il Castello Maniace voluto da Federico II e realizzato tra il 1232 e il 1240 su un impianto quadrangolare con torri cilindriche angolari.
L’elemento di maggiore interesse resta il portale marmoreo di ingresso e la grande sala ipostila coperta da volte a crociera sostenute da colonne, spazio che univa funzione difensiva e ambizione rappresentativa secondo il modello delle fondazioni federiciane.
Il nome deriva dal generale bizantino Giorgio Maniace, attivo nell’area nel secolo precedente.

Sul versante tirrenico invece da visitare c’è il castello di Milazzo che costituisce la cittadella fortificata più estesa di tutta la Sicilia, con circa sette ettari di superficie complessiva e una stratificazione che parte dall’acropoli greca, prosegue con la fortificazione araba si consolida con il mastio svevo di età federiciana e si amplia, infine, con la cinta aragonese trecentesca e con quella spagnola realizzata nel corso del Cinquecento secondo criteri di difesa adeguati all’artiglieria.

Dentro il perimetro si trovano il duomo antico di impianto seicentesco, il palazzo dei Giurati e gli ampi spazi aperti utilizzati per rassegne estive. Dai bastioni la vista raggiunge l’arcipelago eoliano e il promontorio di Capo Milazzo, con Vulcano e Lipari riconoscibili a distanza nelle giornate più limpide.

Castelli scavati nella roccia e residenze reali: Sperlinga e Montalbano Elicona

Nel territorio di Enna, ai margini dei Nebrodi, si trova invece il castello di Sperlinga che costituisce un caso raro nel panorama fortificato mediterraneo perché gran parte degli ambienti risulta ricavata direttamente nel banco di arenaria: corridoi, scuderie, cisterne, silos per il grano e ambienti abitativi sono scavati nella roccia, mentre le murature emergono soltanto nei livelli superiori.

Il toponimo deriva dal termine greco spelunca, grotta, e le grotte alla base del costone furono abitate stabilmente fino alla metà del Novecento, che oggi invece sono state recuperate come museo etnoantropologico.
La notorietà del sito è legata alla storica vicenda dei Vespri siciliani del 1282, quando la guarnigione angioina vi resistette per oltre un anno all’assedio; l’episodio è ricordato dall’iscrizione posta sull’arco di ingresso, che segnala come Sperlinga sola abbia negato ciò che ai Siciliani piacque.

Sui monti fra Messina e i Nebrodi, puoi visitare il castello di Montalbano Elicona che mostra la trasformazione di una struttura difensiva in residenza reale: l’impianto normanno del XII secolo fu riorganizzato da Federico III d’Aragona nei primi decenni del 300, che ne fece dimora estiva dotandola della cappella palatina di Santa Maria Assunta, ambiente con volta a botte e sepoltura reale al piano inferiore.
Il borgo sottostante rientra invece nell’elenco dei borghi più belli d’Italia e conserva un tessuto medievale compatto, con case in pietra e vicoli scalinati.

Il Castello di Donnafugata

Infine, uno dei castelli più famosi della Sicilia è il Castello di Donnafugata, sito nelle campagne a quindici chilometri da Ragusa. Il castello di Donnafugata rappresenta un’epoca signorile e dietro la facciata neogotica con loggiato archiacuto, voluta dal barone Corrado Arezzo De Spuches nella seconda metà dell’Ottocento, si conserva un nucleo trecentesco poi ampliato fino alle attuali centoventi stanze, una ventina delle quali visitabili con arredi originali.

Il parco di otto ettari comprende un labirinto in pietra a secco, il coffee house neoclassico, grotte artificiali e sedute con scherzi d’acqua tipici del gusto tardo ottocentesco. Sul nome circolano due spiegazioni: quella popolare che rimanda alla prigionia di Bianca di Navarra e quella oggi più accreditata, che lo riconduce all’arabo Ayn as Jafat, fonte della salute. La struttura è nota anche per essere stata utilizzata come set cinematografico e televisivo, dal Gattopardo alla serie dedicata al commissario Montalbano.

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Ciao Sono Iolanda, Nel 2010 ho deciso di ritornare nella mia magica isola, la Sicilia, affinchè l’esperienza acquisita negli anni precedenti prendesse forma lì dove ero nata.

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