Rocca di Cefalù: leggenda, percorso, orari e cosa vedere
Vieni a scoprire con noi la leggenda della Rocca di Cefalù e come riuscire a raggiungere la sua sommità!
La Rocca di Cefalù che i cefaludesi lo chiamano “u castieddu”, il castello, dal nome della fortezza normanna che ne occupava la cima, può essere visitata, basta munirsi di pazienza e scarpe buone per raggiungere la sua cima.
La Rocca di Cefalù racconta quasi tre millenni di storia: le mura megalitiche dei primi abitanti, l’edificio che tutti chiamano tempio di Diana, le cisterne, i muri del castello medievale e quel che resta della chiesa di Sant’Anna. Ma non solo, devi sapere che anche il nome della città viene da questo luogo, infatti Cefalù deriva da Kephaloidion, dal greco kephalé, che vuol dire testa, nome datogli per la forma che la rupe aveva vista dal mare.
La leggenda di Dafni e le origini della Rocca di Cefalù
Il mito sulla nascita della rupe riguarda Dafni, pastore siciliano figlio di Ermes e di una ninfa, che le fonti antiche indicano come inventore della poesia bucolica e che Diodoro Siculo e Teocrito ambientano nelle campagne dell’isola. Dafni aveva sposato la ninfa Echenaide e le aveva giurato fedeltà. Il giuramento durò finché una regina straniera non lo fece ubriacare.
La punizione fu la cecità, Dafni vagò a lungo lungo le coste siciliane senza sapere dove stesse andando, finché non si lasciò cadere da uno strapiombo sul Tirreno; Ermes lo strappò alla morte trasformando il suo corpo nella rupe che oggi sovrasta il paese.
Gli archeologi però ci raccontano un’altra storia: le mura megalitiche che circondano il pianoro vengono datate tra il IX e il V secolo avanti Cristo e appartenevano a un abitato indigeno che da lì poteva osservare il mare sottostante. In età ellenistica la zona venne poi fortificata, quando Kephaloidion era governata prima da Cartagine e poi da Roma.
Gli arabi, invece, diedero alla rocca una funzione militare stabile e i Normanni la fortificarono costruendo un castello, negli stessi decenni in cui giù in paese Ruggero II apriva nel 1131 il cantiere del Duomo, che oggi fa parte del sito UNESCO dell’itinerario arabo normanno.
Come raggiungere la Rocca di Cefalù: accesso, dislivello e tempi di percorrenza
Il cancello d’ingresso alla Rocca di Cefalù si trova nella parte alta del centro storico e si raggiunge salendo da Corso Ruggero, seguendo i cartelli per la salita alla Rocca.
Il primo tratto è una gradinata in pietra che sale a tornanti stretti fra le mura di cinta e la macchia bassa di euforbia e lentisco. I gradini sono larghi, regolari e in buono stato, il sentiero è ampio e non c’è mai esposizione: chi cammina poco può prendersela comoda e fermarsi quando vuole. Salendo compaiono di lato i tetti del borgo, il campanile del Duomo, il lungomare.
Dopo l’area intermedia la gradonata finisce e comincia un sentiero tra affioramenti calcarei e blocchi di roccia, con fondo irregolare e qualche punto in cui conviene appoggiare le mani. Mentre si sale bisogna fare attenzione dato che il calcare, levigato da decenni è scivoloso, per questo meglio evitare la salita se porta pioggia o ha piovuto durante il giorno.
Con passo tranquillo servono circa quaranta minuti per il pianoro intermedio e altri venticinque per raggiungere la cima. Le foto spesso allungano i tempi, ma meritano di essere fatte per la bellezza del panorama che si osserva salendo verso la cima.
Cosa vedere sulla Rocca di Cefalù: tempio di Diana, cisterne e ruderi del castello
Quando si sale la Rocca di Cefalù i siti più interessanti dal punto di vista archeologico si trovano sul pianoro intermedio, qui puoi vedere: il tempio di Diana, un edificio megalitico in blocchi poligonali messi a secco, datato intorno al IX secolo avanti Cristo. Il nome se lo inventò un erudito del Settecento e nessuna iscrizione lo conferma. Oggi gli studiosi propendono per un santuario legato all’acqua, costruito attorno a una cisterna rettangolare coperta da lastroni a doppio spiovente. Nel Duecento qualcuno ci rimise mano ampliandolo con conci più piccoli, che si distinguono a occhio nudo dalla muratura originale.
Lì accanto ci sono tavoli e panche all’ombra di pini e carrubi, i resti di stanze medievali appoggiate alla cinta muraria e un affaccio ricavato fra le mura merlate. Da quel puntosi vede tutta Cefalù: la scacchiera dei tetti in coppi, l’abside e le due torri del Duomo, il porticciolo dei pescatori, la spiaggia che tira verso ovest.
In cima restano i muri del castello normanno svevo, del dodicesimo e tredicesimo secolo, con cisterne scavate nella roccia e ambienti voltati crollati a metà. Serviva da presidio militare e da rifugio durante gli assedi, e questo spiega quanta acqua fossero attrezzati a raccogliere lassù. Poco distante ci sono anche i ruderi della chiesa di Sant’Anna.
Il panorama dalla cima copre un pezzo enorme di costa: a occidente fino a Capo Zafferano, a oriente oltre Sant’Ambrogio e verso Capo d’Orlando. A nord, quando l’aria è pulita, si vedono le Eolie, con Alicudi e Filicudi appena accennate sulla linea dell’orizzonte.
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Orari di apertura, costo del biglietto e consigli per la visita
L’area è recintata e l’ingresso alla Rocca di Cefalù costa circa cinque euro, con riduzioni per alcune categorie. Gli orari cambiano con la stagione: dalle 8 alle 20 da aprile a ottobre, dalle 9 alle 16 da novembre a marzo. L’ultimo ingresso è un’ora prima della chiusura, perché anche scendere richiede tempo.
Per raggiungere agevolmente la Rocca di Cefalù fate attenzione alle scarpe che indossate, infatti le suole lisce scivolano sul calcare del tratto alto, quindi meglio indossare paio di scarponcini bassi da trekking con suola zigrinata. Lungo il sentiero non ci sono fontanelle, quindi il consiglio è di portare l’acqua, almeno un litro a testa, d’estate servono anche cappello e crema solare.
Da giugno a settembre la parete prende sole per quasi tutta la giornata e la salita nelle ore centrali diventa davvero proibitiva, per cui meglio partire appena aprono oppure nel tardo pomeriggio, quando la roccia va in ombra. D’inverno è meglio salire in tarda mattinata o subito dopo pranzo, scegliendo le giornate di sole ed evitando quelle di pioggia, che rendono scivoloso il fondo dell’ultimo tratto.
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Ciao Sono Iolanda, Nel 2010 ho deciso di ritornare nella mia magica isola, la Sicilia, affinchè l’esperienza acquisita negli anni precedenti prendesse forma lì dove ero nata.
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