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Teatro Massimo di Palermo: storia, visite e curiosità su una delle attrazioni principali della città

Il Teatro Massimo di Palermo tra storia, leggende e musica!

Palermo ha costruito il suo teatro più grande demolendo tre chiese. Una scelta che all’epoca sembrò pragmatica e che oggi alimenta ancora qualche leggenda. Il Teatro Massimo Vittorio Emanuele aprì nel 1897, chiuse nel 1974 per un restauro che durò ventitré anni, poi riaprì nel 1997 con Abbado e i Berliner Philharmoniker. Nel mezzo, una storia di architetti morti prima di vedere il proprio lavoro finito, famiglie nobili con il palco di abbonamento e Francis Ford Coppola che nel 1990 girò sulla scalinata l’ultima scena del Padrino III.

La storia del Teatro Massimo Vittorio Emanuele

Il concorso fu bandito nel 1864 dal sindaco Antonio Starabba. Vinse Giovan Battista Filippo Basile, con un progetto neoclassico in calcarenite locale, il materiale con cui Palermo ha costruito quasi tutto. Prima pietra il 12 gennaio 1875. Poi i lavori si interruppero, ripresero, si bloccarono ancora. Basile padre morì nel 1891 senza averlo finito; il figlio Ernesto completò il progetto cercando di non tradire l’impostazione originale, riuscendoci abbastanza bene da rendere difficile capire dove finisce l’uno e inizia l’altro.

Per ricavare lo spazio necessario furono abbattute le chiese di Sant’Agata, San Giuliano e delle Stimmate con i rispettivi conventi. Un intero isolato medievale. La sera del 16 maggio 1897, il teatro aprì con il Falstaff di Verdi. I prezzi dei palchi di prima fila partivano da 80 lire; il loggione costava 3. I Florio e i Whitaker avevano i propri posti fissi.

Nel 1974, dopo il Nabucco, calò il sipario per quello che avrebbe dovuto essere un restauro ordinario. Riaprì solo nel 1997. Ventitré anni: abbastanza da diventare un caso nazionale, un simbolo, un’ironia ricorrente nei discorsi sull’Italia che non finisce le cose.

Cosa vedere nel Teatro Massimo di Palermo

Il palcoscenico è il più grande d’Italia: 50 metri di profondità, 38 di larghezza, 70 di altezza compreso il sottopalco. Numeri che dall’interno della sala non si riescono a leggere bene; bisogna salirci sopra per capire davvero quanto spazio c’è. La Sala Grande ha cinque ordini di palchi più il loggione, circa 1.350 posti, soffitto con la Ruota simbolica in undici tele. La cupola si apriva verso l’alto con un sistema di funi per ventilare la sala d’estate; il meccanismo è ancora funzionante.

La Sala Pompeiana è circolare, decorata con affreschi che richiamano Pompei, costruita sui multipli del numero sette. Al centro si sente un eco netto che sparisce verso i bordi: effetto voluto, ottenuto sbarrando alcune delle quattordici porte originali. Serviva, secondo la tradizione, a permettere conversazioni riservate senza essere uditi da chi stava più lontano. Il Palco Bellini conserva fotografie autografate dei soci del Circolo Bellini, uno dei circoli nobiliari più antichi d’Europa: è uno degli angoli rimasti intatti.

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Curiosità

La leggenda più resistente riguarda la demolizione della chiesa di Sant’Agata: abbattuta per fare spazio al cantiere, avrebbe lasciato il suo fantasma a girare tra i corridoi e i palchi del teatro. Negli anni si sono accumulate testimonianze di tecnici, coristi e macchinisti che raccontano presenze, rumori e porte che si aprono da sole nelle ore notturne. Il teatro non ha mai smentito ufficialmente nulla.

Nel 1990 Francis Ford Coppola scelse la scalinata esterna per girare la scena finale del Padrino III: Michael Corleone che assiste impotente alla morte della figlia mentre la folla defluisce dopo uno spettacolo. Una sequenza entrata nell’immaginario cinematografico internazionale, che ha fatto conoscere il Teatro Massimo a milioni di persone che non avrebbero mai cercato un teatro lirico su una guida di viaggio. Ancora oggi molti visitatori salgono quei gradini con quella scena in testa, cercando l’angolazione esatta.

Meno nota è la storia acustica della Sala Pompeiana: circolare, con quattordici porte originali di cui alcune furono murate appositamente per creare un effetto eco controllato. Chi si posiziona al centro della sala sente la propria voce rimbalzare in modo netto; chi sta vicino alle pareti non percepisce quasi nulla. Secondo la tradizione, questo permetteva ai soci del Circolo Bellini di scambiarsi informazioni riservate durante gli intervalli senza essere uditi dagli altri presenti nella stessa stanza.

Un ultimo dato che dà la misura dell’edificio: la cupola del Teatro Massimo è visibile da diversi punti della città, anche da quartieri piuttosto lontani dal centro. Basile la progettò con proporzioni tali da dialogare con lo skyline di Palermo senza schiacciarlo, un equilibrio che oggi, circondato dai palazzi cresciuti nel dopoguerra, regge ancora sorprendentemente bene.

La stagione del Teatro Massimo

Il Teatro Massimo lavora tutto l’anno inizia con la stagione lirica occupa i mesi autunnali e invernali con le produzioni più impegnative: allestimenti originali, cast internazionali, titoli che richiedono settimane di prove sul palcoscenico più grande d’Italia. Verdi e Puccini tornano quasi ogni anno, ma il programma non si limita al repertorio più sicuro: ci sono cicli dedicati a compositori meno frequentati, prime produzioni, recuperi di opere dimenticate che in altri teatri non si vedono quasi mai.

I concerti sinfonici accompagnano la stagione operistica con un calendario parallelo che porta all’interno del teatro formazioni orchestrali e direttori ospiti. Il balletto ha uno spazio fisso nella programmazione, con produzioni che spaziano dal repertorio classico russo alle coreografie contemporanee. Per le famiglie, il teatro organizza regolarmente spettacoli e attività rivolte ai bambini e alle scolaresche, con formati pensati per avvicinarsi all’opera senza averne paura.

D’estate, quando la stagione interna si chiude, il Teatro Massimo porta la musica fuori: concerti all’aperto, eventi in piazza Verdi, collaborazioni con festival siciliani e iniziative che trasformano gli spazi del teatro in qualcosa di diverso dal solito. Per le prime e le produzioni più attese, soprattutto tra novembre e febbraio, i biglietti si esauriscono con settimane di anticipo. 

Teatro Massimo di Palermo

Ciao Sono Iolanda, Nel 2010 ho deciso di ritornare nella mia magica isola, la Sicilia, affinchè l’esperienza acquisita negli anni precedenti prendesse forma lì dove ero nata.

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