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Spiagge e area marina protetta del Plemmirio

La Sicilia è la mia passione e il mio unico amore

(AMP)

Inaugurata nel febbraio 2005, l’area marina protetta (AMP) del Plemmirio

ha sin dalla sua nascita costituito un modello di riferimento per quanto riguarda la gestione e la protezione di beni naturali.
La costituzione del Consorzio Plemmirio, la cooperativa che gestisce l’area, è stata fortemente voluta dalla comunità e dalle associazioni locali, e ha segnato un punto di svolta nella gestione della località marina, portando a sforzi volti a diffondere la cultura dell’ambiente, a preservare la biodiversità, e a tutelare gli interessi della comunità locale.
Dal 2004 il sito è classificato come ASPIM (Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea).

Il territorio tutelato, comprendente ben 2.429 ettari di mare protetto, si sviluppa su un perimetro di 14,35 km lungo la costa orientale della Penisola della Maddalena.
L’AMP è suddivisa in tre zone sottoposte a regime di tutela diversificato, tenendo conto delle diverse caratteristiche ambientali e della situazione socio-economica:
La zona A di riserva integrale (80 ha) comprende il tratto di mare adiacente alla costa di Capo Murro di Porco;
La zona B di riserva generale (1470 ha) include il tratto di mare lungo la costa compresa tra Cala di Massolivieri e Punta di Milocca.
La zona C di riserva parziale (950 ha) comprende il tratto di mare residuo, incluso nel territorio dell’AMP.

Area marina protetta del Plemmirio: il crocevia del Mediterraneo
Un tempo importante crocevia per il passaggio di navi e bastimenti, il Plemmirio ospita oggi nei suoi fondali numerosi reperti risalenti alle epoche passate.
Non solo, situato in prossimità di Siracusa, il territorio stesso è ricco di tradizioni, mosaici, chiese rupestri e torri, risalenti al tempo in cui la città ha visto succedersi numerosi dominatori, dai Greci ai Bizantini, dai Romani agli Arabi e ai Normanni, che hanno lasciato ciascuno una propria impronta indelebile.
Durante l’età del Bronzo, il Plemmirio rimase a lungo inabitato da popolazioni indigene che si stabilirono in villaggi capannicoli, oggi oggetto di approfondite ricerche archeologiche.
Gli scavi hanno evidenziato due nuclei di tombe a grotticella, necropoli in cui sono stati ritrovati importanti corredi funerari risalenti al XV-XIV sec. A.C.
Le tombe sono state scavate anche sui costoni di roccia calcarea costa della penisola. Durante il V sec. a.C. il Plemmirio e il porto di Siracusa furono teatro di sanguinosi scontri fra Siracusani e Ateniesi.
Tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, il Plemmirio, territorio da sempre destinato all’agricoltura, ha cominciato a ospitare le ricche dimore di villeggiatura della borghesia siracusana, splendidi esempi di architettura umana fusesi con la natura locale.
Simbolo della vocazione agricola del sito è la presenza di numerose masserie, dedicate alla produzione di vino, e, in particolare, del famoso moscato di Siracusa.

Il banco roccioso della penisola è da sempre stato destinato allo sfruttamento di cave di pietra, materiale poi usato per la costruzione di templi destinati al culto degli antichi dei, e, in tempi moderni, alla costruzione della facciata della cattedrale cittadina.
A causa della sua propaggine sul mare aperto unita al pericolo di secche e alle variabili meteorologiche, la Penisola della Maddalena poneva tantissimi ostacoli e sfide per gli antichi marinai.
Fra i punti di maggior rilievo storico e culturale meritano massima attenzione:
– la “Grotta Pellegrina”, luogo di rifugio dell’uomo preistorico, in prossimità della quale sorgono inoltre due interessanti cisterne per l’acqua piovana probabilmente risalenti al secolo XIX;
– la necropoli di punta della Mola, che sorge vicino ai resti di un antico villaggio preistorico;
– le sei latomie (cave estrattive di epoca greco-antica) lungo la costa, a testimonianza dell’antico quartiere sub-urbano del Plemmyrion;
– in prossimità di Capo Murro di Porco si snodano inoltre immensi complessi di tunnel sotterranei usati durante la Seconda Guerra Mondiale come contraerea.
Da sempre, la zona marina dell’AMP del Plemmirio è stata oggetto di interesse da parte di numerosi team di ricerca. Tra i risultati più interessanti, possiamo senza dubbio conteggiare il rinvenimento di un gruppo di bronzi nei pressi di punta del Gigante, frammenti di un gran numero di anfore di origine africana e bizantina.
In questo senso, grazie agli sforzi dell’AMP, è stato possibile rivisitare tutti i siti interessati da ritrovamenti archeologici, e i reperti sono stati georeferenziati e inseriti all’interno del sistema informativo territoriale dell’AMP del Plemminio.

Area marina protetta (AMP) del Plemmirio: la politica del Comitato oggi
Sin dalla sua formazione nel 2005 il Consorzio Plemmirio ha intrapreso un lento, ma costante, percorso organizzativo teso ad una politica ambientale trasparente, volta a migliorare e a preservare le condizioni ambientali della regione.
Per questo motivo la politica del gruppo si ispira a diversi punti cardine, quali:
– la conservazione della biodiversità attraverso interventi di tutela degli habitat e degli ecosistemi marini e costieri che si manifestano nella regolamentazione delle attività di fruizione del mare e del territorio costiero;
– la promozione di interventi di comunicazione mirati a diffondere la conoscenza dell’Area Marina Protetta del Plemmirio;
– sensibilizzare le comunità locali sulle esigenze di salvaguardia degli ambienti marino costieri;
– educare le generazioni future al rispetto dell’ambiente attraverso campagne educative rivolte alle scuole;
– promuovere e istituire programmi di formazione finalizzati alla creazione di figure specialistiche nel campo della salvaguardia dell’ambiente e della fruizione delle categorie svantaggiate;
– promuovere e sviluppare programmi di ricerca scientifica finalizzati al monitoraggio ambientale degli ecosistemi e della naturalità dell’Area;
– sensibilizzazione dell’utenza al rispetto delle regole definite dal regolamento che norma le modalità di uso dell’Area, mirando ad una fruizione ecocompatibile della stessa;
– collaborazione con gli operatori economici locali volta allo sviluppo di quelle attività commerciali compatibili con l’AMP.
Sin dalla sua istituzione, il Consorzio Plemmirio ha promosso iniziative ed attività finalizzate alla salvaguardia del territorio e alla valorizzazione del patrimonio locale con l’obiettivo di costituire un modello e un’opportunità di sviluppo per gli abitanti dell’AMP.

Area marina protetta (AMP) del Plemmirio: il territorio, il paesaggio, la flora e la fauna
Già due millenni fa, Virgilio cantò la bellezza del Plemmirio (all’epoca Plemmyrion), il promontorio che ha dato il nome all’Area Marina Protetta.
Per gran parte dell’estensione della penisola, la linea di costa, caratterizzata dalla roccia calcarea, scende a precipizio sul mare.
Nonostante ciò la diversità dell’ambiente è garantita dalla presenza di piccole linee di spiaggia, falesie, grotte, insenature e canyon, che costituiscono una notevole varietà di habitat per gli organismi che popolano le acque limitrofe.
Questa stessa varietà crea le premesse per l’installazione di un ricco patrimonio biologico, oggi tutelato dall’AMP.
La costa orientale, più conosciuta ai locali con il nome di “isola”, data la vicinanza alla città di Siracusa, è stata da sempre oggetto di interventi umani, a testimonianza di questo, basta notare come in soli 6 chilometri di costa si concentrino testimonianze umane che spaziano dalla preistoria sino ai giorni nostri.
Partendo dal lungomare, la vegetazione naturale presente sulla terraferma può essere suddivisa in fasce parallele, ciascuna delle quali corrisponde ad una diversa situazione ecologica:
– sulla zona costiera, continuamente inondata dall’acqua marina, vivono specie rupicole e pioniere come la Salicornia glauca, piccola perenne legnosa commestibile dalle foglie piccolissime e dai fusti filiformi ricchi di acqua e di sale, e diverse specie del genere Limonium;
– allontanandosi dalla costa la salinità diminuisce e favorisce lo sviluppo del Timo arbustivo (Thymus capitatus), particolarmente presente nella costa Nord della penisola, Palma Nana (Chamaerops humilis) e Spinaporci (Sarcopoterium spinosum). Una delle specie più interessanti è proprio quest’ultima, cespuglio emisferico ramosissimo e spinoso a distribuzione mediterraneo-orientale. In autunno spiccano le fioriture della Scilla Marittima (Urginea marittima), dello Zafferano (Crocus longiflorus) e dell’endemico Giaggiolo Bulboso (Iris planifolia);
– Spostandosi sempre più verso l’interno si incontra la vegetazione più evoluta dell’Area marina, la Macchia Mediterranea, composta da specie dotate di foglie dalla superficie dura e lucida per meglio respingere i raggi solari e limitare la perdita d’acqua.
Lungo l’area costiera del Plemmirio vive una variegata fauna di Vertebrati e Invertebrati, una vera e propria isola naturale dove si possono incontrare la Volpe (Vulpes vulpes), la Donnola (Mustela nivalis), il Coniglio Selvatico (Oryctolagus cuniculus), il Ramarro (Lacerta viridis chloronata) il Gongilo Ocellato (Chalcides ocellatus tiligugu), il Biacco del Carbonaio (Coluber viridiflavus xanthurus) e l’endemica Lucertola Siciliana (Podarcis wagleriana wagleriana).
Data la diversità dei fondali e della costa del Plemmirio, ne consegue un altrettanto notevole varietà del paesaggio sottomarino: estese praterie della Fanerogama marina, Posidonia oceanica, vengono qua e là interrotte da chiazze più o meno vaste di sabbia spazzata dal ritmico moto delle onde.
Le peculiarità strutturali dell’ambiente sottomarino (grotte, ammassi rocciosi, canali, corridoi, etc.) formando un paesaggio multiforme, garantiscono un luogo ideale per assicurare la notevole biodiversità dei fondali. Questa estrema varietà di habitat contribuisce a plasmare un ambiente per bellezza paragonabile ai paesaggi marini tropicali.
Complessivamente il sistema litorale presenta spiccate caratteristiche mediterranee:
– la zona di confine tra terra e mare è caratterizzata dalla presenza di particolari biocostruzioni denominate trottoir o “marciapiedi a vermeti” ad opera di alghe calcaree del genere Lithophyllium nei cui spazi ed incavi si annidano altre alghe e animali sessili tra cui Anellidi (vermi marini) e Balanidi (piccoli crostacei ancorati alle rocce).
Alghe del genere Cystoseira e altre alghe brune come la coda di pavone (Padina pavonica), la Dictyota dichotoma e la Ectocarpus siliculosus ricoprono i fondali rocciosi.
Le alghe verdi si trovano sia a questo livello che a profondità maggiore dove si possono incontrare i caratteristici e delicati ombrelli di mare (Acetabularia mediterranea), sulle rocce a strapiombo protette dal sole prosperano Udothea desfontaini, che vegeta fino a 20 metri di profondità, e la moneta di mare (Halimeda tuna), ma anche Ulva lactuca, Cladophora proliphera ed altre ancora.
Le alghe rosse sono presenti fino a 130 metri di profondità e nelle grotte dalle cui pareti si protendono anche le colonie rosa della Retepora cellulosa e i rametti rosso splendente del “falso corallo” Myriozoum truncatum accanto a estensioni di polipi giallo oro del madreporario Leptosammia pruvoti.
Gli organismi bentonici, sia fissi che mobili, variano a seconda del tipo di fondale. Nelle zone sabbioso-fangose abbondano animali scavatori come Anellidi Policheti, Molluschi, presenti con una enorme varietà di specie, piccoli Pesci, soprattutto bavose (Blennidi) e ghiozzi (Gobidi), specializzati nel mimetismo con l’ambiente di fondo.
I fondali a massi, alla base delle pareti rocciose, costituiscono zone di passaggio verso fondali fangosi e sabbiosi. Fra i massi attecchiscono i rizomi (speudoradici) della Posidonia oceanica che insieme a Zostera marina, più abbondante in condizioni di fondo fangoso, dà luogo a vere e proprie praterie sottomarine fino alla profondità di 30-40 metri.
Sulle foglie e sui rizomi di queste piante trovano rifugio e nutrimento Polipi Idroidi, Briozoi, Ascidie, Spugne, Policheti e Alghe epifitiche. Qui inoltre vivono Attinie, Crostacei, Molluschi Gasteropodi, Stelle e Ricci di mare tipici del mediterraneo come Paracentrotus lividus e Arbacia lixula e pesci come Syngnathus acus (pesce ago) e l’Hippocampus guttulatus (cavalluccio marino), la Muraena helena (murena) ed altri organismi ancora.
A partire dai 3 metri di profondità interessante è la presenza di Pinna nobilis, la nacchera, mollusco protetto le cui valve possono raggiungere gli 80 cm di lunghezza.
Intorno alla complessità biologica della zona litorale del Plemmirio, che costituisce il loro ambiente di elezione, vive un’insospettabile quantità di pesci dai meravigliosi colori e forme, tra cui alcune specie di Serranidi come la cernia bruna (Epinephelus marginatus), gli sciarrani, (Serranus scriba e Serranus cabrilla), a Siracusa dette “precchie di mare”, la donzella pavonina (Thalassoma pavo), localmente detta pesce cavaliere, le castagnole (Chromis chromis), le castagnole rosse (Anthias anthias) e, ancora, i saraghi (Diplodus sargus e Diplodus vulgaris), l’occhiata (Oblada melanura), la donzella (Coris julis), il pesce pappagallo (Sparisoma cretensis) e gli scofani (Scorpaena porcus e Scorpaena scrofa).
La costa del Plemmirio è popolata anche da pesci di dimensioni maggiori molto più veloci ed elusivi pertanto più difficili da osservare proprio perché vivono in spazi acquei più vasti, così è possibile osservare cefali (Mugil cephalus), spigole (Dicentrarchus labrax), dentici (Dentex dentex), orate (Sparus auratus), corvine (Sciaena umbra) e altre ancora.

Area marina protetta del Plemmirio: una favolosa meta turistica da visitare!
Lo stretto legame tra risorse naturalistiche e risorse culturali si traduce in una formidabile offerta turistica molto diversificata con nuove e importanti opportunità per lo sviluppo sostenibile del sistema economico siracusano.
La zona settentrionale dell’AMP, intaccata dall’opera dell’uomo, è naturalmente predisposta ad una fruizione sostenibile.
Un sentiero naturale, il Sentiero della Maddalena, lungo circa 10 km, è percorribile da punta Castelluccio fino al Faro di Capo Murro di Porco.
Si può percorrere sia a piedi che in bicicletta alternando, durante il percorso, tappe di riposo in zone di facile accessibilità al mare.
Il Sentiero della Maddalena, data la difficoltà del percorso, è sconsigliato a bambini e ai pattinatori. Per gli intrepidi, la fatica viene smorzata da un costante profumo di erbe aromatiche, da uno splendido mare azzurro, dalla spettacolosa vista sulla costa rocciosa e, se si è fortunati, dalla vista dell’Etna con i suoi pennacchi di fumo.
Ai turisti viene proposto un “itinerario agroalimentare” che, dal Porto di Siracusa con la magnificenza dell’Isola d’Ortigia, abbandona il centro e, spostandosi verso Sud, giunge alla zona interessata dall’Area Marina Protetta del Plemmirio.
Infatti, lungo i 15 km di costa e di mare si sviluppa un itinerario ricco di esperienze in cui oltre alle bellezze naturali, ambientali e storico/culturali si incontrano aziende agro-alimentari d’eccellenza.

Area marina protetta del Plemmirio: la situazione attuale, i contrasti e la pesca
La creazione dell’AMP del Plemmirio ha rappresentato per il territorio un’opportunità di sviluppo, ma ha anche portato a conflitti con gli attori economici interessati, in primis, i pescatori.
L’istituzione di standard che regolano le loro attività ha portato con sé numerosi conflitti economici. Proprio al fine di conoscere meglio il mondo della marineria siracusana, il Consorzio Plemmirio sin dai primi anni di istituzione ha avviato progetti in cui era prevista una fase informativa e formativa.
Nell’ambito di queste iniziative sono stati individuati, fra i pescatori siracusani, quei soggetti che per tipologia di pesca, caratteristiche delle imbarcazioni e territorio di pesca hanno da sempre avuto interesse nell’istituzione dell’AMP del Plemmirio per il mantenimento e il rispetto delle regole di fruizione, e con i quali è stato mantenuto negli anni un costante rapporto di collaborazione e sinergia.
Fra i progetti di studio si distingue quello di “Determinazione dell’Effetto Riserva indotto dalla gestione dell’Area Marina Protetta sulle popolazioni ittiche in relazione alle attività di pesca ed alle condizioni socio-economiche” avente come obiettivo principale quello di valutare gli effetti del regime di protezione dell’Area Marina Protetta del Plemmirio sulla biodiversità e sulle comunità ittiche costiere, in relazione all’attività di pesca e alle conseguenti ricadute socio-economiche sul territorio.
Sulla base dei numerosi studi condotti, si è dedotto che nel complesso l’attività di pesca detta “ricreativa”, se non correttamente regolata e gestita, potrebbe essere un’attività non sostenibile nel lungo periodo.
Da qui, il ruolo fondamentale delle aree marine protette, dove la pesca ricreativa è appunto disciplinata e gestita in modo da moderare il prelievo effettuato.
Le autorizzazioni per praticare tale attività all’interno di queste aree protette sono rilasciate dallo stesso ente gestore. La regolamentazione della pesca si basa, inoltre, sulla quantità e sulla qualità del prelievo, oltre che sulla tipologia degli attrezzi consentiti.

Iolanda

Ciao Sono Iolanda, Nel 2010 ho deciso di ritornare nella mia magica isola, la Sicilia, affinchè l’esperienza acquisita negli anni precedenti prendesse forma lì dove ero nata.

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