Cosa vedere a Marsala: alla scoperta delle sue saline, del vino e della storia fenicia
Un racconto che ti porta a scoprire la splendida Marsala e la sua storia!
Marsala accoglie con il profumo del mare e conquista con il sapore delizioso del suo vino prodotto dalle cantine storiche, un mix che ti accompagna quando giri per le strade del centro. Marsala ha una lunga storia che parte dai Fenici dell’VIII secolo avanti Cristo e arriva fino allo sbarco di Garibaldi, passando per Romani, Arabi, Normanni. E ogni dominazione ha lasciato qualcosa: un edificio, una parola nel dialetto, un piatto che ancora si cucina.
Ma cosa vedere a Marsala? Quali sono i posti imperdibili di questa meravigliosa città siciliana? Andiamo a scoprirlo!
Cosa vedere a Marsala? Parti dalle Saline dello Stagnone e Museo del Sale
Prendi la macchina e vai verso nord, dieci chilometri di strada costiera che costeggia la Riserva dello Stagnone. Le saline si presentano all’improvviso con vasche geometriche che si estendono fino all’orizzonte separate da argini sottili dove camminano gli operai con gli stivali di gomma. L’acqua è bassa, caldissima d’estate, talmente salata che galleggi senza sforzo mentre i mulini a vento segnano il paesaggio con le loro sagome, alcuni restaurati e funzionanti, altri ridotti a ruderi pittoreschi.
Il Museo del Sale è ospitato da questi mulini, lungo la strada principale, con un biglietto (che ha un costo esiguo) puoi entrare in un mondo che esiste da tremila anni e che nel tempo a subito delle modifiche minime. Durante la visita spiegano come l’acqua marina viene fatta circolare tra le vasche con pendenze millimetriche, come il sole e il vento fanno evaporare l’acqua fino a lasciare i cristalli, come le macine azionate dal vento frantumavano il sale grosso. Fuori ci sono ancora le montagne bianche coperte da tegole rosse, la stessa protezione contro la pioggia che usavano i bisnonni dei salinari attuali.
Mozia e il Museo Whitaker
Da visitare vicino a Marsala c’è Mozia, raggiungibile con una barchetta che parte dall’imbarcadero sulla costa dello Stagnone. Cinque minuti di navigazione in acque bassissime, tanto che vedi il fondo sabbioso sotto la chiglia. L’isola appartiene alla Fondazione Whitaker, famiglia inglese che la comprò nell’Ottocento per fare scavi archeologici e che ancora la gestisce preservandola dalla speculazione.
Scendendo dalla barca e ti trovi in mezzo a uliveti e vigneti che nascondono i resti di Mozia, una colonia fenicia fondata otto secoli prima di Cristo. I Fenici venivano dalla costa libanese, grandi navigatori e commercianti che controllavano le rotte del Mediterraneo. Qui avevano costruito una città ricca e fortificata che prosperò fino al 397 avanti Cristo, quando Dionisio di Siracusa la rase al suolo dopo un assedio durissimo.
Durante la visita puoi camminare tra i resti delle mura ciclopiche, tocchi pietre che hanno più di duemila anni, vedi il Kothon che forse era un porto sacro o un bacino per riparare le navi. La strada sommersa che collegava l’isola alla terraferma si vede ancora quando la marea è bassa, blocchi regolari posati sul fondale che permettevano il passaggio di carri e persone.
Il Museo Whitaker invece conserva i reperti degli scavi, ma c’è un pezzo che vale da solo il viaggio: il Giovinetto di Mozia. Trovato nel 1979 sepolto sotto macerie, statua di marmo del V secolo avanti Cristo alta un metro e ottanta che rappresenta un ragazzo con un panneggio che gli aderisce al corpo rivelando ogni muscolo.
Gli archeologi discutono ancora se sia un auriga, un guerriero o un sacerdote, ma la qualità artistica è talmente alta che lascia senza parole.
Parco Archeologico di Lilibeo e Museo Baglio Anselmi
Dopo che Dionisio distrusse Mozia, i sopravvissuti fondarono Lilibeo sulla terraferma, dove oggi c’è Marsala. Divenne una fortezza punica quasi inespugnabile, resistette agli assedi greci e poi passò ai Romani che la trasformarono in città ricca con ville lussuose e terme elaborate.
Il Parco Archeologico è raggiungibile a piedi, a dieci minuti a piedi dal centro, e quando si arriva non si può che ammirare i resti di case e strade romane con l’Insula che conserva mosaici policromi ancora brillanti. Ci sono ancora le geometrie colorate che decoravano i pavimenti delle stanze, l’impianto termale con il calidarium e il frigidarium.
Da visitare subito dopo il Museo Baglio Anselmi che custodisce un tesoro unico: una nave da guerra punica lunga trentacinque metri che affondò durante la Prima Guerra Punica e che hanno recuperato nel 1971 dal fondale antistante Marsala.
È uno dei pochissimi esempi al mondo di imbarcazione fenicio-punica conservata, lo scheletro ligneo della chiglia e delle ordinate che mostrano le tecniche costruttive navali di un popolo che dominava il mare. Accanto ci sono anfore, ancore, pezzi di attrezzatura, pannelli che raccontano le battaglie tra Roma e Cartagine che si svolsero in queste acque.
La sezione archeologica espone ceramiche, statue, iscrizioni funerarie che documentano la vita quotidiana attraverso i secoli. Una sala raccoglie strumenti da pesca antichi: ami di bronzo, pesi per le reti, arpioni che testimoniano quanto il mare fosse centrale nell’economia locale già migliaia di anni fa.
Le cantine e la tradizione del Marsala
La storia del vino di Marsala comincia nel 1773 quando l’inglese John Woodhouse assaggiò questo liquore locale e pensò che con qualche modifica potesse competere con Porto e Sherry.
Aveva ragione: aggiunse acquavite per stabilizzarlo durante il trasporto via mare e cominciò a esportarlo in Inghilterra dove ottenne un successo immediato. Dopo di ché arrivarono altri inglesi, e infine gli imprenditori locali che ripresero il controllo della produzione. Le cantine storiche aprono per visite guidate che ti portano dentro bottaie enormi dove invecchiano milioni di litri di vino in botti di rovere.
Alcune di queste botti contengono Marsala che riposa da decenni, aspettando il momento giusto per essere imbottigliato. L’atmosfera è particolare: luce filtrata, profumi dolci e speziati nell’aria, silenzio interrotto solo dal rumore dei tuoi passi sul pavimento di pietra.
Durante la degustazione assaggi le diverse tipologie: il secco che gli inglesi bevevano come aperitivo, il dolce che accompagna i dolci siciliani, il Vergine invecchiato almeno cinque anni senza aggiunta di mosto cotto che rivela complessità inaspettate. Il Marsala ha sofferto per anni la reputazione di “vino da cucina”, ma le versioni di qualità dimostrano che può competere con i grandi vini liquorosi internazionali.
Si consiglia di prenotare la visita soprattutto d’estate quando c’è più gente. Le cantine in genere si trovano sul lungomare o nelle zone vicine al centro. Alcune organizzano eventi speciali con degustazioni abbinate a formaggi, salumi e dolci locali, oppure incontri con gli enologi che spiegano i processi produttivi.
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La bellezza del centro storico di Marsala
La visita del centro storico a Marsala parte da Piazza della Repubblica dominata dal Duomo dedicato a San Tommaso Becket che hanno cominciato a costruire nel 1176 e finito secoli dopo aggiungendo pezzi di stili diversi. Dentro ci sono dipinti seicento-settecenteschi, sculture lignee, il Museo degli Arazzi con otto pezzi fiamminghi del Cinquecento che raffigurano la conquista di Gerusalemme.
Il Palazzo VII Aprile prende il nome dalla data del 1860 quando Marsala votò per l’annessione al Regno d’Italia dopo lo sbarco di Garibaldi. La Chiesa del Purgatorio mostra il barocco siciliano nella sua versione più esuberante: facciata movimentata con colonne, nicchie, decorazioni che creano giochi di luce, interno rivestito di stucchi settecenteschi.
Girare per il centro permette di scoprire la storia della città attraversando le strade strette e tortuose ereditate dagli Arabi, gli archi normanni, i palazzi barocchi nobiliari. Il mercato del pesce al mattino è uno spettacolo che merita una visita, banchi con pesce appena pescato e venditori che contrattano in dialetto con i clienti usando gesti e rituali tramandati da generazioni.
Infine, Porta Garibaldi che è l’unico pezzo rimasto delle mura antiche, segna il confine tra la città vecchia e quella nuova. Intorno ci sono botteghe artigiane, pasticcerie con le genovesi marsalesi (dolci ripieni di crema che hanno preso il nome dai genovesi che le portarono qui secoli fa), enoteche dove assaggiare vini locali con formaggi pecorini e salumi iblee.
Tutte le principali informazioni pratiche per visitare Marsala
Per visitare Marsala, se scegli l’aereo allora l’aeroporto più vicino è Trapani-Birgi, quindici chilometri che copri in venti minuti di macchina o con l’autobus della Salemi che costa tre euro e fa diverse corse al giorno. Se arrivi da Palermo (cento chilometri) puoi invece scegliere di noleggiare un’auto o prendere gli autobus di linea, ma la macchina ti serve per muoverti verso le saline e Mozia.
Il centro lo giri a piedi senza problemi, tutto è concentrato in poche vie. Per le saline servono dieci chilometri di macchina lungo la costa, strada panoramica che vale la pena percorrere con calma fermandosi nei punti più belli. Le spiagge di Marsala invece stanno lungo la laguna dello Stagnone, fondali bassi e sabbiosi perfetti per famiglie e per chi fa kitesurf o windsurf sfruttando il vento costante.
Ci sono lidi attrezzati con ombrelloni e ristoranti, ma anche tratti liberi dove stendersi sull’asciugamano senza pagare. Il tramonto dalla spiaggia è memorabile, con il sole che tinge di rosso le saline e i mulini che diventano sagome nere contro il cielo. Due giorni pieni bastano per vedere tutto con calma: un giorno dedicato al centro, al parco archeologico e alle cantine, l’altro alle saline e a Mozia.
Se hai meno tempo puoi concentrare le cose principali in una giornata intensa, ma Marsala invita a rallentare, a sedersi nei caffè di piazza, a passeggiare sul lungomare quando cala il sole, a lasciarti sorprendere da dettagli che scopri svoltando un angolo.
Ciao Sono Iolanda, Nel 2010 ho deciso di ritornare nella mia magica isola, la Sicilia, affinchè l’esperienza acquisita negli anni precedenti prendesse forma lì dove ero nata.
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